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Digamma
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mwbgDigamma o mwbwuau/mwcavau (maiuscolo mwcqϜ, minuscolo mwcgϝ) è una lettera arcaica dell'mwcwalfabeto greco rimasta esclusivamente con funzione di numerale nelle fasi più recenti.

Essa rappresentava l'mwdqapprossimante labiovelare sonora /w/. Il suo nome originale è sconosciuto, ma era verosimilmente chiamata ϝαῦ /‍waw/. In seguito venne detta δίγαμμα o δίγαμμον (mwdwdoppia mweagamma) a causa del suo aspetto, che ricorda due lettere gamma sovrapposte. È attestata in iscrizioni in greco arcaico e dialettale.

Nel mwegsistema di numerazione greco classico rappresenta il mwew6. Ad ogni modo, nell'uso moderno e medievale, il numerale è stato normalmente scritto nella forma grafica di una mwfastigma (), che era in origine una legatura di mwfgsigma e di mwfwtau, oppure veniva usata la sequenza στ o ΣΤ.

Contents

Note

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Il fonema /w/ in greco

Il fonema /w/ è ben conservato nel mwgwgreco miceneo, come attestato nella scrittura mwhalineare B e nelle iscrizioni in greco arcaico che usavano il digamma. È stato inoltre confermato dal nome ittita di mwhqTroia, mwhgWilusa, che corrisponde al nome greco Ϝίλιον (*mwhwWìlion).

In seguito scomparve in vari dialetti, già prima del periodo classico. Nel dialetto ionico, /w/ è probabilmente caduto dopo la composizione orale dei poemi epici di mwiqOmero e prima della loro messa per iscritto (mwigVII secolo a.C.). Se ne può ricostruire l'antica presenza in molti casi, poiché la sua caduta ha avuto delle conseguenze di tipo metrico. Un esempio è la parola ἄναξ (mwiwànax, "re") già presente nellmwja'mwjqmwjgIliade, che all'origine era probabilmente ϝάναξ (corrispondente al mwjw*wànaks, scritto mwkawa-na-ku-su, delle tavolette mwkqmicenee in mwkglineare B). Anche οἶνος (mwkwòinos, "vino") era usata nella successione metrica dove ci si sarebbe aspettato una parola che iniziasse in consonante. Altre evidenze insieme ad un'analisi filologica dimostrano che οἶνος era in precedenza ϝοῖνος *mwlawòinos (confronta il mwlqlat. mwlgvinum (pronuncia antica /winom/) e l'mwlwingl. mwmawine).

In altri dialetti, come il mwmgdorico, si è invece mantenuto. L'attuale discendente del dorico, il mwmwdialetto zaconico, ne porta ancora traccia sotto forma della consonante /v/: la parola βάννε [ˈvane] "pecora", ad esempio, deriva da ϝαμνός [wamˈnos], che nel dialetto ionico-attico si è invece presto evoluta in ἀμνός.

Origine fenicia

I popoli greci presero le mwowlettere fenicie nell'mwpaVIII secolo a.C. per creare i loro alfabeti (sono esistite numerose versioni dell'alfabeto greco prima che il modello ionico di mwpqMileto s'imponesse ad Atene nel mwpg403 a.C.), e si servirono della lettera wāw (o wāu) per trascrivere la consonante /w/ ereditata dall'mwqaindoeuropeo. Questo fonema si è dimostrato molto debole, in molti dialetti rivestì un'importanza marginale e non si conservò nella lingua dominante (lo ionico-attico, che è diventato la mwqqkoinè, dando origine al greco moderno). Presente in miceneo, nel greco di Laconia, Beozia e mwqgCipro ed in altre regioni, è assente in ionico, attico e dorico orientale. La scomparsa più o meno graduale di questo fonema nella lingua ha reso inutile l'esistenza di un segno per esprimerlo. La traccia del wāw si è evoluta in modo diverso a seconda degli alfabeti, tra quelli che hanno bisogno di trascrivere il fonema /w/, nonostante venga rappresentato con una forma standardizzata molto vicina ad un mwqwF mwralatino, sia come mwrqϜ (che si rappresenta in minuscolo come mwrgϝ; si ricordi che le minuscole sono apparse molto dopo le maiuscole e che l'esistenza di lettere arcaiche minuscole, sconosciute nelle iscrizioni antiche, è solo un artificio tipografico). Sono state attestate altre forme, ma raramente utilizzate nelle edizioni moderne dei testi greci.

Poiché nell'ordine originale la lettera occupava la sesta posizione, ebbe il valore numerale di 6 (cosa che gli ha permesso di sopravvivere nell'alfabeto). In seguito qualcuno ha creato l'appellativo descrittivo di δίγαμμα mwsadígamma, poiché la forma Ϝ sembra essere composta di due Γ (gamma) maiuscole che sono state sovrapposte una l'altra. La stessa lettera fenicia veniva usata per trascrivere il fonema vocalico /u/, in seguito pronunciato [y] (mwsgu francese o mwswü tedesca) nel dialetto ionico-attico, adottando più segni differenti dal primo, tra i quali mwtahypsilon mwtqΥ (che si è affermata) e mwtgV (che non è rimasta nel modello standard dello ionico ma è stata trasmessa attraverso l'mwtwalfabeto etrusco ai Romani). In pratica, il digamma greco è solo il riflesso consonantico del wāw fenicio, lettera che ha dato anche, come versione vocalica, Υ.

Scomparsa della lettera

Dopo l'adozione, da parte degli mwugateniesi dell'alfabeto di modello ionico, modello divenuto in seguito, a causa della potenza militare, finanziaria ed intellettuale della città, quello di tutta la mwuwGrecia, il mwvadigamma cadde più o meno rapidamente in disuso (a seconda delle regioni; il mwvqII secolo a.C. costituisce una data incerta ma probabile): nella versione ionica (e quindi in quella attica), il fonema /w/ non veniva più espresso, e un segno per esprimerlo diventò completamente inutile. In questo modo non si trova più traccia del digamma nell'alfabeto attuale, già a partire dall'alfabeto classico della mwvwkoinè ateniese.

La scomparsa del digamma ebbe diverse conseguenze:cite-ref-1[1]

• all'inizio della parola cade o senza lasciare traccia (caso più frequente) o determinando l'assunzione dell'aspirazione da parte della vocale:

ϝέπος (beotico, dorico) > ἔπος ‘parola, verso’
*ϝιστωρ > ἵστωρ ‘testimone’, lett. ‘colui che vede’ (dal tema *ϝιδ-/ϝειδ-/ϝοιδ- che ha dato, fra gli altri, il verbo latino mwygvideo)

• dopo una vocale si vocalizza dando luogo ai dittonghi ᾰυ/ᾱυ, ευ/ηυ, ου/ωυ:

*βασιλεϝς > βασιλεύς ‘re’
*βοϝς > βοῦς ‘bue’ (cfr. latino mwaabovis)

• in posizione intervocalica cade per lo più senza lasciare traccia:

*πλεϝω > πλέω

• nei gruppi consonantici τϝ e σϝ:

• τϝ > σ (inizio di parola) oppure σσ (in corpo di parola):

mwcwmwda*τϝος > σός ‘tuo’ (cfr. latino mwdqtuos, evoluto in mwdgtuus dopo il I secolo d.C.) mwdw*τετϝαρες > τέσσαρες ‘quattro’ mweamweqσϝ > mweghϝ > aspirazione: mwewmwfa*σϝᾱδυς > *ἁδυς > ἡδύς ‘dolce’ (dal tema *σϝαδ-, che ha dato anche mwfqsuadeo e mwfgsuavis al latino)

Importanza nello studio epigrafico e filologico

La consonante /w/ (la lettera veniva pronunciata oltre che come /w/, anche come /β/ o come /v/ per rinforzamento articolatorio) era frequente in vari dialetti greci antichi e quindi nella loro scrittura (la lettera era presente nell'alfabeto di mwhqCreta, di Corcira, della Beozia, di mwhgCorinto, della Laconia, dell'Elide e dell'Arcadia) e perciò è necessario, nella trascrizione delle iscrizioni epigrafiche o dei testi letterari, disporre di un carattere specifico. D'altra parte, la mwhwlinguistica comparata delle mwialingue indoeuropee e lo studio diacronico della lingua greca richiede un tale carattere, e lo si può trovare frequentemente in testi didattici o in edizioni universitarie di testi non ionico-attici.

Esempi:

• in epigrafia: ϜΑΡΓΟΝ mwjawargon (eleo), ϜΟΙΚΟΣ mwjqwoikos (tessalico), ϜΕϞΟΝΤΑΣ mwjgwekontas (locrese), ΒΟϜΑ (panfilico)mwjw ;
• in mwkqAlceo da Mitilene, che scriveva in lesbico (dialetto eolico asiatico): ϝρῆξις mwkgwrḕxis «strappo» (in ionico-attico ῥῆξις mwkwrhḕxis); lo stesso in mwlaSaffo: Τὸν ϝὸν παῖδα κάλει mwlqtòn wòn pàida kálei «ella lo chiama suo proprio bambino»mwlg ;
• nonostante il fonema e il simbolo fossero già scomparsi nella lingua di mwmaOmero, si può rilevare la precedente presenza della consonante /w/ dall'esame degli mwmqesametri dattilici. Il mwmgpoeta usa degli iati in una maniera che gli antichi normalmente evitavano, allunga delle sillabe normalmente brevi, azione considerata una licenza poetica. Introducendo il fonema /w/ là dove questi fenomeni accadono, permette di comprendere che si era mantenuto un ricordo di questa consonante, grazie all'esistenza di formule fisse che si utilizzano in diversi dialetti in cui /w/ si era talvolta conservata. In questo caso, si trascriverà /w/ con un digamma. Come spiega Jean Humbert:

mwnqmwng«Sebbene l'esametro dattilico, del quale [Omero] fa uso, escluda di principio gli iati tra le vocali, sa che lo stesso iato è autorizzato in una formula come Τενέδοιό τε ἶφι ἀνάσσεις “e tu regni con forza su Tenedo”, senza dubitare che i due iati scomparirebbero se si leggesse ϝῖφι (cf. lat. mwnwuis “forza”) e ϝανάσσεις (cf. miceneo mwoawanake = ἄνακτες “i sovrani”), riavendo così i ϝ dei quali lo ionico non ha conservato alcuna traccia»
L'allungamento di alcune sillabe si spiega in modo simile. Nonostante che il digamma non sia mai stato scritto neanche nelle edizioni più antiche di Omero, alcuni editori tuttavia lo hanno ristabilito in seguito, poiché permette un'analisi più fedele del testo ma ciò non significa che esso venisse realmente pronunciato all'epoca di Omero, e ancora meno all'epoca della fissazione scritta dell'opera (mwogVI secolo a.C., sotto mwowPisistrato). Questo è il caso dell'edizione spagnola di Luis Segalá y Estalella dei testi omerici (per Editorial Voluntad, mwpa1934), il quale scrive per esempio nel terzo verso del primo canto dellmwpq'mwpgmwpwIliade πολλὰς δ' ἰφθίμους ψυχὰς Ἄϝιδι προΐαψε dove le altre edizioni hanno Ἄϊδι (in ionico-attico Ἅιδης al mwqanominativo);

• nelle analisi comparative o diacroniche moderne (in questo caso, il digamma è un artificio filologico che permette di trascrivere un fonema /w/ antico quando non esiste forma attestata che lo utilizzi): «Il genitivo di πῆκυς doveva essere πήκεος [*πηκεϝος] attestato in mwqwErodoto»cite-ref-2[2]. Allo stesso modo, la trascrizione di testi micenei, lingua nella quale /w/ era ancora perfettamente conservato, fa uso del digamma.

È tuttavia frequente che il fonema /w/ sia stato segnalato per mezzo di altre lettere, soprattutto in caso di rinforzamento fonosintattico: si trova per esempio in mwsqSaffo l'mwsgaggettivo mwswbrádinos «flessibile» (con [b] invece che di /w/) scritto βράδινος (in ionico-attico: ῥαδινός mwtarhadinós).

Trasmissione nell'alfabeto latino

La mwtwlettera latina mwuaF proviene, indirettamente, dal digamma greco, per mediazione degli mwuqetruschi. In mwugetrusco il digamma aveva mantenuto lo stesso valore che aveva nel greco arcaico, cioè un suono semiconsonantico /w/, mentre per la trascrivere la labiodentale /f/ era utilizzato il digramma FH, cioè un digamma abbinato all'aspirazione. I Latini ripresero questa scrittura, come testimoniano le epigrafi arcaiche (vedi la mwuwfibula prenestina), semplificando poi il digramma mwvaFH in mwvqF a partire dal mwvgIV secolo a.C..

Varianti del digamma

Note

cite-note-11. Carlo Campanini, Paolo Scaglietti, mw0wGreco - Grammatica descrittiva, 3ª ediz., Sansoni per la scuola, 2011, pag. 283-284, ISBN 978-88-383-0975-5
cite-note-22. Éloi Ragon, Alphonse Dain, J.-A. de Foucault, P. Poulain, mw2aGrammaire grecque, § 61, Éditions Nathan, Parigi, 1951

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) digamma, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.